La creatività è un colore speciale della motivazione

Lug 04 2015

Non è la dimensione del vaso che importa,

ma quello che ognuno di noi riesce a mettervi,

anche se dovrà traboccare e andare perduto –


JoséSaramago

 

Finalmente una buona notizia! Lory del Santo ha detto che la creatività di Sorrentino può migliorare se lui l’ascoltasse e ha fornito una sintesi geniale che si dovrebbe diffondere nel mondo, per aumentare la qualità stilistica di chi si occupa di regia: «Un regista che si avvicina alle mie visioni è Sorrentino. Molto si avvicina. Come lui inquadra certi paesaggi, certe cose... in Youth ho visto cose che avrei fatto anch’io, ma il film non l’avrei fatto così, no. Youth ha delle lacune. Io so come si fa a vincere un premio: bisogna essere lentissimi e inquadrare molte, molte montagne».

Sto molto meglio a sapere che c’è in giro Lory del Santo con i suoi pensieri profondi e che rappresenti un emblema della creatività.

Inizio in questo modo proprio per porre l’accento un punto delicato rispetto al tema della creatività: questa non è sgangheramento delle logiche o delle norme, non è convalida della sciatteria attraverso l’alibi della “cultura”. Il fatto che la creatività rappresenta un punto d’interesse dalla maggior parte delle imprese, è motivato da una ragione semplice: il mondo cambia, globalizzazione, internazionalizzazione, apertura dei mercati, abbattimento degli steccati. Il mondo si è fatto più piccolo ma i territori percorribili più estesi, la necessità delle imprese e dei sistemi sociali in genere si riassume nella domanda: come fare, a essere più ricettivi in termini non passivi, rispetto alle evoluzioni in atto o necessarie? Siamo nella complessità: aumentano le variabili presenti in un sistema, aumentano gli stimoli e creatività significa aumentare il livello interpretativo per riuscire a comprendere cosa accade se non facciamo nulla, cosa si può fare e si dovrebbe fare, ma anche come bisogna cambiare e apprendere.  Il pensiero è decisivo: la creatività è legata a caratteristiche soggettive mentali, mentre l’innovazione è il fatto oggettivo, il veicolo del cambiamento nato dal pensiero creativo, l’atto che cambia qualcosa, in meglio se la risposta è intelligente.
Se comprendiamo ciò che sta accadendo si ha la possibilità di affrontarlo per tentare di creare un nuovo equilibrio magari anche più vantaggioso del precedente.
Accettare la complessità e riuscire a modellare nuovi modelli interpretativi rispetto a quanto accade, rappresenta un grande vantaggio (per le imprese competitive) per il solo fatto che molti non considerano tale aspetto e, le resistenze al cambiamento, nonostante le grandi evoluzioni tecnologiche, sono sempre presenti.

Il cambiamento è trasversale, tocca molti aspetti, da quello culturale a quello economico a quello politico e sociale; è questo il motivo per cui il creativo sviluppa e adotta una capacità interpretativa sistemica, associativa che permette di correlare eventi e fatti distanti presenti nel sistema e ottenere nuove chiavi di lettura della realtà.

In sintesi: complessità, creatività come capacità interpretativa, infine innovazione, come risposta che permette di governare la complessità attraverso il cambiamento.
Quindi ciò che caratterizza i processi creativi di valore, non è tanto l’idea, quando l’intensità del bisogno che inaugura il processo creativo stesso e lo alimenta e la capacità che consente elaborazioni utili per soddisfare il bisogno che ha generato il processo: “Sono predisposto a inventare qualcosa, m’ingegno a farlo nel momento i cui l’esito produrrà un mio vantaggio personale, economico, sociale, di appartenenza, di autorealizzazione.”
La creatività è richiesta dalle imprese, ma spesso ne nasce un paradosso poiché si richiede ai collaboratori creatività, ma allo stesso tempo di esser vigenti alle regole, alle norme, alle autorità riconosciute. 
La creatività in fondo può essere vista come un colore speciale della motivazione perciò riflettiamo a come aumentare le condizioni che aiutano a stare meglio se vogliamo pensieri più liberi e produttivi: nelle imprese, nelle città, nelle nazioni.

Forse Lory del Santo consultandosi con Barbara d’Urso e Mara Venier possono darci delle risposte fondamentali, ma in attesa di questo, facciamo del nostro meglio per non peggiorare la complessità facendola diventare caos.

 

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Ugo Righi

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