Sono in questo nuovo spazio che l’editore Guida ha aperto all’interno di un palazzo in pieno centro. L’incontro, promosso dall’associazione Vivo a Napoli, è con Toni Servillo. Apre l’organizzatrice ricordando la frase di Pino Daniele (dal libro un uomo in blues): “Solo i napoletani riusciranno a salvare Napoli”.
Amaramente penso sia bella ma ingenuamente, velleitaria se si pensa che proprio i napoletani (non tutti ovviamente) l’hanno resa così.
Sono decenni che continuo a sentir parlare del futuro di questa città, ed è chiaro che il futuro non esiste. Il presente è così pieno del futuro di ieri e di domani, che francamente è stucchevole continuare con questo ritornello logorato dall’uso e non riuscire a dire “ora è stato fatto questo che si diceva, doveva essere fatto”. Certo, ripeto, questo non è in assoluto: la metropolitana è la più bella d’Europa, in Corso Vittorio Emanuele le auto non sono più parcheggiate nella strada, le rapine e gli scippi sono in diminuzione. Va detto: ma sono episodi, io sto parlando del processo.
E tornando alla frase di Pino Daniele si deve ricordare che Einstein affermava che “non è possibile risolvere un problema all’interno dello stesso sistema di pensiero che l’ha creato”.


Toni Servillo però è un napoletano che la può far propria perché nel suo ambito agisce con valore. Apre il suo intervento rispondendo alla domanda della vita a Napoli e lo fa schernendosi e proponendosi come basso profilo. Ma così facendo accentua ancora di più, come "effetto contrasto", il grande spessore della sua personalità che “si sente”. 
Le domande su Napoli, come spesso le risposte, sono banalizzate dall’uso ricorrente, ma in questo caso non è così. Penso che sia bravo, sento schiettezza e profondità e quindi è anche”vero” e vedo che è certamente “bello”. Quest’uomo ha davvero una serie di doni che sono casuali (la fisicità, la voce, la presenza scenica) ma altri che sono accuratamente preparati, frutto di selezione fatta con amore, tenacia e fatica che gli permettono di raggiungere una spontaneità accuratamente interiorizzata.
Su vivere a Napoli propone una frase illuminante di Francesco Rosi: “Io ho il dovere della speranza, per non dovermi accollare la responsabilità del cinismo”.
Suggerisce, a questo punto, la parola “anticinico” e, Nassim NicholasTaleb con il concetto di antifragile, propone un senso.
Per Taleb l’antifragile migliora, trae vantaggio dagli scossoni, dalle crisi, va al di là della resilienza e della robustezza. Ciò che è resiliente, com’è noto, resiste agli shock e rimane identico a se stesso, l’antifragile migliora.
Forse, dico io, i napoletani sono resilienti Napoli è una città resistente non antifragile.
Usando questo spunto possiamo allora dire che l’anticinico non è semplicemente l’opposto, ossia l’essere interessato, coinvolto, ma qualcosa che trae dai motivi che determinano il cinismo più forza.
Non se ne vede molto di anticinismo. Poi parla di se e lo fa, forse involontariamente proponendosi come anticinico, raccontando che il modo è essere dentro una vicenda umana, che si chiama teatri uniti, sentendosi responsabile per una parte di questa impresa, investendo se stesso davvero.
“Se mi alzo dal letto e non ho voglia di andare dove devo andare questo, si vede.” E’ vero e questo non esclude lo sforzo. L’anticinico include tutto quello che procura anche dolore, anzi ne è una componente indispensabile.
I risultati sarebbero insignificanti senza lo sforzo per conseguirli così come la gioia senza il dolore o la tristezza, le convinzioni senza il dubbio e la capacità di avere un comportamento etico senza le tentazioni. 
Toni Servillo in questo suo breve ma intenso, incontro mi ha colpito per la sua capacità, rara e tipica di chi è davvero erudito, di andare all’essenza delle cose invece di perdersi in arabeschi e cavilli.
Certi incontri lasciano tracce che si possono seguire e diventano orme e possono condurre da qualche parte sorprendente.

 

 

 

 

Conoscenza della notte

Io sono uno che ha conosciuto la notte.
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.

Io sono andato in fondo al vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.

Io ho trattenuto il passo e il mio respiro
quando da molto lontano un grido strozzato
giungeva oltre le case da un’altra strada,

ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
e ancor più lontano, a un’incredibile altezza,
nel cielo un orologio illuminato

proclamava che il tempo non era giusto, né errato.
Io sono uno che ha conosciuto la notte.

 

Robert Frost

Letto 2045 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Febbraio 2015 12:17
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Ugo Righi

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